Parlaci di te.
Ero uno studente di architettura con la passione per la fotografia; ora sono un architetto che fa il fotografo di architettura di professione.
Come sei venuto a conoscenza delle fotocamere Silvestri?
Avevano una S4 alla Facoltà di Architettura, de La Sapienza di Roma, dove ho frequentato nel 2001 il Master in “Rappresentazione fotografica dell’architettura e dell’ambiente”.
E’ stato amore a prima vista.
In quale occasione hai sentito il bisogno di una nuova attrezzatura? È stato per un lavoro specifico, per il passaggio al digitale, quali nuove necessità ti si erano poste?
Ho sentito la necessità di fotografare l’architettura con i giusti tempi e rispettandone i canoni di rappresentazione. L’ho presa quando non ero ancora professionista, ed in occasione del primo incarico su commissione, ero soddisfatto dell’attrezzatura che stavo usando. Non sono ancora passato al dorso digitale, lavoro con pellicola (6x9 o 4x5) ed acquisizione della stessa. I risultati sono ottimi, ma so che prima o poi prenderò un dorso digitale.
Quali caratteristiche e funzioni offriva l’attrezzatura Silvestri che ti ha fatto decidere per questa fotocamera?
Manegevolezza, versatilità e funzioni specifiche per il tipo di fotografia che volevo fare.
Raccontaci la storia di una delle tue esperienza fotografiche. Il lavoro in cui le caratteristiche specifiche della fotocamera sono state più significative e determinanti per il successo del tuo lavoro. Spiegaci quali erano le difficoltà e come sono state risolte. 
Nel 2008 sono stato chiamato dalla Deutche Bank che mi ha commissionato una campagna fotografica su 7 città italiane.
Sono stato libero di scegliere dove focalizzare la mia attenzione, su quale aspetto della città, e per me è stato naturale rivolgermi all’architettura. Mi muovevo da solo, viaggiavo in aereo e restavo solo 2 o 3 giorni in ogni città.
Solo con un’attrezzatura Silvestri sono riuscito a muovermi e ad avere gli ottimi risultati che ho ottenuto. Questo è stato solo uno dei casi in cui le caratteristiche di una Silvestri diventano indispensabili.
Una breve frase che riassuma la tua impressione sulla fotocamera?
Giusta. E’ stata abbastanza breve?
www.marioferrara.it - biografia
CASE STUDY
...'Small
lightweight and good quality construction with
plenty of rise and fall'...
Un inglese in Tailandia
Sono
nato ed ho compiuto gli studi (Chimica!) in Inghilterra.
Nel 1984 me sono trasferito in Giappone dove ho iniziato
a fotografare il teatro underground. Durante gli anni
80 ho lavorato per molte riviste giapponesi e ancheper i
supplementi a colori in UK e USA. Nel 1992
me sono trasferito in Tailandia e ho aperto la mia società "Lantern
Photography". Ora forniamo fotografie di architettura
ed interni di alta qualità per le industrie di ospitalità
e edilizia. Inoltre collaboro regolarmente con l' Architectural
Digest (edizione USA).
Bicam
colma la lacuna
Ho
deciso di acquistare la Bicam quando l'obiettivo Rodenstock
28mm HR è stato disponibile.
Utilizzavo una Mamiya 645AFD con il Phase
one P45.
E' una bella combinazione tranne che per il lavoro
con ottiche grandangolari. La Bicam ha colmato questa lacuna
perfettamente.
Affrontando
un lavoro ad alto stress
Nel gennaio
2007 ero capo fotografo per "Thailand,
Nine Days in the Kingdom" un progetto che ha
visto 55 fotografi da tutto il mondo riunirsi per realizzare
un libro per celebrare l'ottantesimo compleanno del Re
nel dicembre 2007 (http://www.9days-inthekingdom.com ). La
mia Bicam era arrivata alla dogana tailandese da appena
6 settimane e ne avevo bisogno per fotografare l'intero
gruppo dei fotografi. Un lavoro ad alto stress, non è cosa
da tutti i giorni poter fotografare un gruppo che include
personalità come Greg Gorman, Steve
McCurry e Gueorgui Pinkhassov per citarne solo alcuni.
Un
gruppo non facile da accontentare
Non
avevo ancora usato la Bicam prima ma avevo bisogno di un'eccellente
risoluzione (l'immagine sarebbe stata ingrandita per una
mostra durante il lancio del libro) e un ampio angolo di
campo in quanto avevo scelto il tetto di un grattacielo
molto stretto e volevo essere in grado di vedere entrambi
i lati dei palazzi con i fotografi al centro. Avevamo anche
sperato di avere Yann Arthus Bertrand
sospeso nel cielo sopra il gruppo ma un problema tecnico
lo ha bloccato in aereoporto. Fortunatamente
la macchina ha funzionato alla perfezione e tutti sono
felici della fotografia (un gruppo non facile da accontentare!). Sono
deliziato dalle performance di questo apparecchio e sto
ora considerando quale altra ottica aggiungere.
by
Photographer Robert McLeod, della Lantern Photography,
Tailandia
Robert
McLeod
www.robertmcleod.com
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